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Per la spedizione polare del dirigibile "Italia"
furono scelti otto alpini: erano guide e portatori esperti della
montagna...il comando fu affidato al capitano Gennaro Sora, nato
nel 1892 a Foresto Sparso sulle colline del lago d'Iseo, in provincia
di Bergamo. Partirono il sergente maggiore Giovanni Gualdi di Mont
Valsesia, Giuseppe Sandrini "camuno" sergente maggiore
del Battaglione Tirano, il caporale Giulio Bich da Valtournanche,
guida alpina e fratello dell'alpinista Edoardo Bich; Angelo Casari
di Conceneto in Valsassina del Battaglione Morbegno; Silvio Pedrotti
di Sondrio in forza al Batg. Tirano; e gli alpini del Battaglione
Aosta: Giulio Guidoz di Pré S. Didier, l'alpino Mario Deriard
di Courmayer, l'alpino Beniamino Pelissier di Antey S.Andrè.
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I loro compiti erano precisi ma dopo la caduta
del Dirigibile Italia, i loro compiti stravolti: esploratori, cartografi,
ricercatori, soccorritori...Infatti i compiti degli alpini erano di
assicurare i collegamenti tra la nave "Città di Milano"
e l'hangar di ricovero del dirigibile Italia, costruire ricoveri per
il personale, eseguire lo scarico e il carico di materiale e realizzare,
con appositi teloni, il rivestimento del grande hangar. Dopo il mancato
rientro del dirigibile e l'assoluta mancanza di informazioni sulla
sorte dell'equipaggio, gli Alpini si trovarono coinvolti nella più
grande operazione di solidarietà e di soccorso del secolo,
con la partecipazione di alcuni studenti del Club Alpino Italiano
e uomini e mezzi di sei nazioni: russi, svedesi, norvegesi, finlandesi,
francesi e italiani.
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Al mancato rientro del dirigibile, Sora e i suoi alpini iniziarono
le ricerche con lunghi pattugliamenti nella zona Nord delle isole
Svalbard, le New Friesland, dove si riteneva fosse caduto il dirigibile.
Ancora oggi, le rilevazioni da questo pattugliamento sono fonte di
conoscenza della zona. Dopo che fu captato S.O.S da parte di un radioamatore
russo, Nikolaij Schmidt, Sora partì senza indugio in loro soccorso
verso la banchisa di ghiaccio nell'are dell'isola di Foyn: si mise
in marcia con due slitte e una muta di cani governata dall'olandese
Van Dongen.
In soli 13 giorni percorse ben 436 km.! Dal diario di Gennaro Sora:
"Non potrò mai narrare gli stenti di quella notte, di
questa tappa diabolica che pareva non dovesse mai più avere
termine. Mancava soltanto l'orrore dell'oscurità; gli altri
c'erano tutti: la nebbia opaca e sinistra, il pericolo sempre imminente,
il freddo, il sonno, la fame e la stanchezza, la fatica continua ed
angosciante, il sospetto di smarrirsi, il dubbio di non poter mai
e poi mai arrivare alla meta prefissa, di fallire l'impresa, di cadere
prima del traguardo..."
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