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Gennaro Sora e gli Alpini al seguito della spedizione ITALIA del Generale Umberto Nobile, nel 1928; un intero capitolo con la rievocazione delle imprese degli alpini nelle spedizioni di ricerca dei naufraghi sul pack artico.
Alcune foto sono inedite.

Per la spedizione polare del dirigibile "Italia" furono scelti otto alpini: erano guide e portatori esperti della montagna...il comando fu affidato al capitano Gennaro Sora, nato nel 1892 a Foresto Sparso sulle colline del lago d'Iseo, in provincia di Bergamo. Partirono il sergente maggiore Giovanni Gualdi di Mont Valsesia, Giuseppe Sandrini "camuno" sergente maggiore del Battaglione Tirano, il caporale Giulio Bich da Valtournanche, guida alpina e fratello dell'alpinista Edoardo Bich; Angelo Casari di Conceneto in Valsassina del Battaglione Morbegno; Silvio Pedrotti di Sondrio in forza al Batg. Tirano; e gli alpini del Battaglione Aosta: Giulio Guidoz di Pré S. Didier, l'alpino Mario Deriard di Courmayer, l'alpino Beniamino Pelissier di Antey S.Andrè.


I loro compiti erano precisi ma dopo la caduta del Dirigibile Italia, i loro compiti stravolti: esploratori, cartografi, ricercatori, soccorritori...Infatti i compiti degli alpini erano di assicurare i collegamenti tra la nave "Città di Milano" e l'hangar di ricovero del dirigibile Italia, costruire ricoveri per il personale, eseguire lo scarico e il carico di materiale e realizzare, con appositi teloni, il rivestimento del grande hangar. Dopo il mancato rientro del dirigibile e l'assoluta mancanza di informazioni sulla sorte dell'equipaggio, gli Alpini si trovarono coinvolti nella più grande operazione di solidarietà e di soccorso del secolo, con la partecipazione di alcuni studenti del Club Alpino Italiano e uomini e mezzi di sei nazioni: russi, svedesi, norvegesi, finlandesi, francesi e italiani.



Al mancato rientro del dirigibile, Sora e i suoi alpini iniziarono le ricerche con lunghi pattugliamenti nella zona Nord delle isole Svalbard, le New Friesland, dove si riteneva fosse caduto il dirigibile. Ancora oggi, le rilevazioni da questo pattugliamento sono fonte di conoscenza della zona. Dopo che fu captato S.O.S da parte di un radioamatore russo, Nikolaij Schmidt, Sora partì senza indugio in loro soccorso verso la banchisa di ghiaccio nell'are dell'isola di Foyn: si mise in marcia con due slitte e una muta di cani governata dall'olandese Van Dongen.
In soli 13 giorni percorse ben 436 km.! Dal diario di Gennaro Sora: "Non potrò mai narrare gli stenti di quella notte, di questa tappa diabolica che pareva non dovesse mai più avere termine. Mancava soltanto l'orrore dell'oscurità; gli altri c'erano tutti: la nebbia opaca e sinistra, il pericolo sempre imminente, il freddo, il sonno, la fame e la stanchezza, la fatica continua ed angosciante, il sospetto di smarrirsi, il dubbio di non poter mai e poi mai arrivare alla meta prefissa, di fallire l'impresa, di cadere prima del traguardo..."

 




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