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Nansen - Scott - Amundsen.
"non voglio screditare Amundsen, né nessun altro di noi, dicendo che il risultato di Scott fu di molto coraggio rispetto al nostro. Basti immaginare cosa dever aver sinificato per Scott e per gli altri trascinare da soli le slitte, con tutte le attrezzature e le provviste fino al polo. Noi siamo partiti con cinquantadue cani e siamo tornati con appena undici, e molti di loro si consumarono durante il viaggio. Cosa dovremmo dire di Scott e dei suoi compagni, che non avevano cani e ne presero il posto? Chiunque con un po' di esperienza si leverà il cappello di fronte al risultato ottenuto da Scott. Non credo che mai altri uomini abbiano mostrato una tale resistenza, né che ci siano mai stati altri uomini pari a lui".
Afermazioni di Helmer Hanssen, esploratore norvegese che partecipò alla spedizione Amundsen al Polo Sud.
La posizione del Circolo Polare.
Tanto di cappello a Scott e agli esploratori inglesi, ma il ritardo nel raggiungimento del Polo Sud e la successiva morte di cinque esploratori nella fase di ritorno, sono da attribuirsi ad errori e decisioni sbagliate di Scott e degli inglesi. Non seguirono i consigli di Nansen: non utilizzarono i cani per trascinare le slitte; non impararono a sciare; si appoggiarono a trattorini a motore che andarono fuori uso quasi subito; si avvalsero di pony siberiani che congelavano con il loro sudore, inoltre occorreva accudirli e una volta morti li utilizzarono anch'essi come nutrimento. Ultimo e definitivo errore: predisporre il cibo e il carburante, nella fase finale del raggiungimeto del Polo Sud, per quattro persone per poi partire in cinque!?!
Non è stata una gara!
Da molti è stata definita la “corsa al Polo Sud” ma la definizione è molto riduttiva e anche offensiva visto che ben 5 esploratori inglesi, tra cui Falcon Scott, hanno perso la loro vita tra i ghiacci dell’Antartide, nella fase di ritorno alla base.
Grazie Robert Falcon Scott, Henry Bowers, Edgar Evans, Lawrance Oates, Edward Adrian Wilson, per il vostro eroismo e per le ricerche scientifiche effettuate, i cui risultati sono ancora oggi validi e utilizzati dai ricercatori.
Grazie Roald Amundsen, Olav Olansen Bjaaland, Helemer Hanssen, Sverne Hassel, Oscar Wisting….., per aver indicato la strada e l’importanza di dover sempre adattarsi al luogo e ai territorio da esplorare.
It was not a race!
Many persons called this event the "Race to the South Pole," but this definition is too far simplistic and even offensive considering that five British explorers, including Robert Scott, who lost their lives in the ice of Antarctica during the return to the base. The English expedition has devoted long time to scientific research on the ground and the coast of Antarctica, before to start the long march towards the South Pole.
Thanks to Robert Falcon Scott, Bovers, Edgar Evans, Lawrence Oates, Edward Adrian Wilson, for your heroism and for the scientific research carried out, whose results are still valid and used by researchers.
Thanks to Roald Amundsen, Olav Olansen Bjaaland, Helemer Hanssen, Hassel Winters, Oscar Wisting ... .., for leading the way and shown the importance of always adapting themselves to the place and to the territory to be explored.
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Indispensabile.
Poche volte ho utilizzato questo termine ma per “Scott in Antartide” è necessario.
Perché indispensabile? Perché è l’unica pubblicazione che illustri la spedizione inglese di Robert Scott con magnifiche e particolareggiate fotografie, corredate da un testo sintetico ma completo sulle diverse fasi di avvicinamento al Polo.
Le fotografie contenute nel libro comprendono sia quelle che la letteratura polare ci ha tramandato, sia quelle che sino ad oggi era rarissimo poterle osservare se non negli archivi di alcuni Istituti polari inglesi: le singole persone che hanno partecipato alla spedizione, la costruzione della base, i preparativi e la marcia verso il polo sud…
Altro interessante particolare. L’edizione ha un formato adatto alla valorizzazione delle foto: 28 cm di base per 21 di altezza, quindi alcune foto stampate su doppia pagina hanno uno sviluppo di oltre mezzo metro!
Indispensabile perché vi è un testo che accompagna le varie fasi della spedizione, a cura di Filippo Tuena: verso l’Antartide e la costruzione della base, gli uomini e i paesaggi, l’inverno e la costituzione dei depositi, verso Sud e la tragica scomparsa.
Testi brevi ma che si completano molto bene con le fotografie di Ponting, così da offrire al lettore una visione esaustiva delle singoli fasi che hanno caratterizzato la spedizione inglese di Robert Scott.
Ottima la riproduzione del giorno dopo giorno dell’avvicinamento al Polo Sud.
Riassume le fatiche che sono derivate dagli errori di Scott: gli inglesi non hanno imparato a sciare; non hanno utilizzato i cani ma i pony siberiani deceduti quasi subito; sono ricorsi a trattorini per la trazione delle slitte, solo che i motori hanno ceduto quasi subito e quindi lo sforzo umano o sovraumano è stato incredibilmente faticoso, tanto da sfiancare i cinque esploratori nella fase di rientro alla base, dopo il raggiungimento del Polo Sud.
Certo Jean Charchot scrisse. “Scott ha conquistato il Polo. Il pubblico, male informato, dirà che a raggiunto il suo scopo solo per secondo, ma quelli che sanno ammetteranno che fu Scott ad aprire la strada verso il polo e a tracciare la rotta…se si vuole dichiarare chi sia il migliore tra i due, la scelta deve necessariamente cadere su quello che incoronò i risultati della sua spedizione con il maggior numero di scoperte e osservazioni scientifiche” (pag. 9). Ognuno è libero di esprimere la sua opinione ma a un capo spedizione che commette madornali errori, quale ad esempio l’aver predisposto cibo e carburante per quattro persone per poi procedere verso Sud in cinque, non si può perdonare di aver condotto sé stesso e i suoi uomini a morte certa.
Onore a Scott e agli inglesi che pur con tutti gli errori e la tremenda fatica nel trascinare le slitte, sono arrivati al Polo Sud solo 33 giorni dopo Amundsen. Fermiamoci qui. (A.S.)
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