|
Alaska e Exxon Valdez. 20 anni dopo.
Secondo un nuovo studio del WWF, due decenni dopo la collisione della petroliera Exxon Valdez con un iceberg e la dispersione di milioni di litri di petrolio nell’ambiente delicato dell’Artico, i governi e le industrie della regione sono ancora impreparate ad affrontare un altro disastro simile.
Essendo diminuite le restrizioni sullo sfruttamento di petrolio e gas e aumentati gli incidenti di collisioni di petroliere, con conseguente perdita di petrolio e gas, un team ambientale ha raccolto pezzi di roccia dal Prince William Sound in Alaska, ancora incrostati di petrolio dall’incidente del 24 marzo 1989.
 |
 |
 |
Le rocce sono state inviate a ministeri, funzionari e media delle regioni artiche che ancora litigano su come gestire una nuova corsa alle materie prime, insieme ad una richiesta di divieto di estrazione di petrolio e gas negli ambienti sensibili dell’Artico, che sono le zone più ricche di pesca del mondo.
Mentre le tecnologie per affrontare disastri simili non sono affatto migliorate negli ultimi 20 anni, l’Artico stesso è cambiato profondamente e oggi è molto più vulnerabile.
Il rapporto del WWF, Lezioni Non Imparate, raccomanda una moratoria nello sfruttamento ulteriore di petrolio nell’Artico, finché le tecnologie non siano in grado di ripulire efficacemente il mare e le coste, dopo una perdita di petrolio.
Inoltre si augura che le aree artiche più vulnerabili siano considerate off limits circa lo sfruttamento del petrolio.
Tali zone comprendono la Baia di Bristol in Alaska, un bacino in cui si pesca il 40% delle risorse ittiche nazionale americane; l’area Lofoten-Vesteralen in Norvegia e la piattaforma del Kamchatka orientale in Russia. In tutti questi luoghi il WWF, insieme al maggiore team di conservazione dell’Artico, si è associato alle popolazioni locali per affrontare la minaccia che lo sfruttamento del petrolio rappresenta per queste località ricche di pesce.
APPROFONDIMENTO:
WWF - EXXON VALDEZ VENTI ANNI DOPO.
|