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Molto spesso ci si domanda come mai il grande Nord, La Lapponia
e Capo Nord sono territori che sempre suscitano ammirazione voglia
di conoscenza diretta: non si conoscono le statistiche ma la presenza
dei turisti italiani in quest'area è molto alta.
Forse, un motivo va ricercato nella storia e nella letteratura
degli scorsi secoli, dove molti italiani e in particolare coloro
che viaggiavano per i mercati europei, hanno scritto, raccontato
e documentato molti aspetti di popoli, territori e natura del grande
Nord Europa.
In questa rubrica si traccia un breve profilo di tre "esploratori"
italiani del grande Nord Europa, esploratori tra virgolette in quanto
ad esempio per Querini e soci, l'approdo alle isole Lofoten in Norvegia
è stata la loro salvezza dopo una grande tempesta nel Mare
del Nord. A loro comunque va il merito di aver scritto e fatto conoscere
le genti e il territorio del Nord Europa.
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Si pubblica un profilo di Pietro Querini a rettifica di quanto la storiografia tramanda in modo errato: Pietro Querini non era un commerciante che ha naufragato nel trasporto del vino verso le Fiandre, bensì un mercante che nel 1432 si dirigeva verso le Fiandre con un carico di vino.
“…Pietro Querini non era un commerciante ma un Patrizio Veneto, Nobile da Maggior Consiglio (N.H.) e come tutti i nobiluomini Veneziani del tempo faceva anche il mercante, non il commerciante, che è un altro unibilissimo mestiere. Effettivamente trasportava anche il vino di Malvasia dai propri feudi di Castel di Termini e Dafnes in Candia (Creta, terra veneziana): aveva in uso le rotte per le Fiandre, quasi una esclusiva e così si spinse troppo in la e contrariato da “nimichevoli venti finì in culo mundi”.
Con i veneziani Francesco Fioravante, comito, Nicolò Michiel patrizio veneto, luogotenenti di Pietro vi era pure un altro Querini, Francesco che dimorava proprio a Candia, feudo della famiglia Querini per secoli. Come tutti i Patrizi, al rientro a Venezia doveva presentare una relazione scritta all’Eccellentissmo Senato; relazione che non è a Venezia alla Marciana ma a Roma nella Biblioteca Apostolica Vaticana”
Comunicazione scritta di N.H. Alessandro Querini Co&Kr. Del 14 gennaio 2007
Pietro ha il merito di descrivere e far conoscere all’Europa le genti norvegesi che abitavano le isole meridionali delle Lofoten, in quanto vi è naufragato dopo giorni di tempesta.
Pietro Querini, Cristoforo Fioravante e Nicolò di Michiel
erano veneziani in navigazione verso le Fiandre con 800 barili di
malvasia e altre merci di pregio.
Il 14 settembre, superano il Capo Finisterre.
Nel mare del Nord una burrasca rompe il timone, lacera le vele,
rompe gli alberi, e per circa sei settimane sono in balia delle
corrente che trasporta il relitto della nave veso lIslanda.
Il 17 dicembre lequipaggio si divise: 18 su una barca di soccorso
e 47 su una seconda barca che comprende i tre veneziani. La loro
imbarcazione è trasportata verso il Nord della Norvegia dove
i tre fanno naufragio e approdano su unisola meridionale delle
Lofoten, Rost, il 4 gennio 1432, con solo 16 uomini a bordo. Vivono
per undici giorni bivaccati sulla costa, prima di incontrare pescatori
norvegesi dellisola. Alcuni autori non si dicono certi che
lisola fosse quella di Rost, ma potevano essere isole più
meridionali, quali Ando o Longo.
I tre mercanti vi restano quattro mesi, da Febbraio a Maggio,
consentendo così al Querini di descrivere, in un libro che
avrà ampia diffusione, i pescatori norvegesi, le loro abitudini,
lattività della pesca e la loro terra: "Per tre
mesi allanno, cioè dal giugno al settembre, non vi
tramonta il sole, e nei mesi opposti è quasi sempre notte.
Dal 20 novembre al 20 febbraio la notte è continua, durando
ventuna ora, sebbene resti sempre visibile la luna; dal 20 maggio
al 20 agosto invece si vede sempre il sole o almeno il suo bagliore
gli
isolani, un centinaio di pescatori, si dimostrano molto benevoli
et servitiali, desiderosi di compiacere più per amore che
per sperar alcun servitio o dono allincontro
vivevano
in una dozzina di case rotonde, con aperture circolari in alto,
che coprono con pelli di pesce; loro unica risorsa è il pesce
che portano a vendere a Bergen.".
Il 15 maggio, i tre veneziani prendono posto su una barca diretta
a Bergen, insieme al cappellano.
Si fermarono a Trondheim e quindi si imbarcarono su una nave diretta
a Londra. Da qui rientrano a Venezia via terra, transitando da Basilea.
Querini nei suoi scritti fa riferimento ad un certo Giovanni Franco,
navigatore italiano che si era stabilito in Svezia presso la corte
del re.
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Di Ravenna, sacerdote. Nel 1663 si spinge sino in Lapponia e quindi
arriva a Capo Nord, dopo un tentativo fallito che dalla costa Norvegese
lo vede tornare a Stoccolma. Da qui riparte e segue la costa norvegese
sino a Capo Nord.
Scrive il manoscritto "Viaggio Settentrionale" che sarà
pubblicato nel 1700, dopo la sua morte, dove vi è una precisa
ed accurata descrizione della vita dei Lapponi e del Norvegesi del
XVI secolo
spinto dalla curiosità e dallavventura
per quelle terre dove "nessun frutto vi può rendere
per lestremo freddo al testimonio de scrittori; e pure
vi si sostenta il genere umano. Non si trova altra terra abitata,
che si sappia, sotto il suo parallelo, e la zona glaciale artica
è totalmente ignota. Dunque è forza che quel paese
abbia qualità agli altri non comuni, ma singolari; dunque
sarà la più curiosa parte del mondo per osservarsi."
Nel 1666 rientra in Italia.
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Non si hanno altre informazioni, se qualche
socio o navigatore ne fosse in possesso può trasmetterle
alla redazione: info@circolopolare.com
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Nella primavera del 1799, il mantovano Giuseppe Acerbi effettua
un viaggio di esplorazione che parte da Kemi in Finlandia e arriva
a Nord kapp, lungo il tragitto che attualmente delimita il confine
tra Svezia e Finlandia.
Giuseppe Acerbi nasce a Castel Goffredo in provincia di Mantova
il 3 maggio 1773, compie studi in legge , con particolare attenzione
alle materie umanistiche e sociali; ma è soprattutto la padronanza
delle lingue inglese, francese e tedesco che gli consentono di viaggiare
e di essere un ottimo documentarista del suo tempo.
Raggiunge Oulu nell'attuale Golfo di Botnia al nord della Finlandia, con un
amico italiano, il bresciano Bernardo Bellotti, e qui si unisce
a specialisti svedesi di botanica e meteorologia quali Skjoldebrand
e Johan Julin.
Le ricchezze dell'esplorazione di Acerbi sono le osservazioni e
la documentazione che raccoglie sul popolo Lappone, i loro costumi,
vita sociale e il rapporto con il territorio e la natura
e
nel 1799!
Acerbi mette in pratica la sua preparazione poliedrica così
da osservare, disegnare, annotare il suo viaggio sotto diversi aspetti:
territorio, natura, genti, flora, fauna, musica.
Di Acerbi e di Skjoldebrand, sono importanti i loro disegni:
Nel 1802 pubblica a Londra, in lingua inglese, un resoconto dei
suoi viaggi nell'Europa del nord: "Travel through Sweden,
Finland and Lapland to the North Cap in the years 1798 and 1799"
(la traduzione italiana, in realtà solo un compendio dei
"Travels" e sarà pubblicata a Milano nel 1832 con il titolo
"Viaggio al Capo Nord").Nei suoi viaggi conosce molte personalità
di grande importanza europea come Madame de Stael, Goethe, Malthus,
Klopstock.
Vive a Parigi, come addetto alla legazione della Repubblica Cisalpina
e qui incontra e frequenta Napoleone. Ma il suo soggiorno parigino
termina in modo brusco e fa ritorno in Italia dove completa molti
studi di scienze naturali, agricoltura e musica
Nel 1815 è
a Vienna, dove viene nominato Console Generale d'Austria a Lisbona,
città che mai raggiunge in quanto si sofferma a Milano, ove
fonda e dirige la rivista "Biblioteca Italiana".
Nel 1825 viene nominato Console Generale d'Austria in Egitto, e
l'anno successivo si stabilisce ad Alessandria. "Rimane in Egitto
fino al 1834 compiendo numerosi viaggi ed esplorazioni. Partecipa
alla spedizione archeologica di Champollion, visita l'alto Egitto
e la Nubia, successivamente si reca anche nel basso Egitto. In questi
viaggi raccoglie moltissimo materiale archeologico che oggi fa parte
delle collezioni di vari musei italiani e stranieri, tra cui quelli
di Milano e di Mantova (Museo Egizio di Palazzo Te)".
Tornato in Italia e nel 1836 si ritira definitivamente a Castel
Goffredo, sua città natale, ove vi muore il 25 agosto 1846.
"Il Premio letterario Giuseppe Acerbi, narrativa per conoscere
ed avvicinare i popoli"
La città di Castel Goffredo dedica ad Acerbi un premio letteraio
annuale, dal 1993 con lo scopo di divulgare l'immagine di Castel
Goffredo nel mondo non solo attraverso il suo prodotto industriale
più rilevante, le calze, ma anche tramite iniziative culturali
di alto livello. Il Premio si propone di contribuire alla diffusione
di produzione letteraria di autori fino ad ora poco conosciuti in
Italia, provenienti da nazioni o aree culturali europee ed extraeuropee".
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