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Chi è questo marinaio a cui viene dedicata la prima base
antartica italiana? Perché molti testi storici non ne parlano
oppure lo liquidano con poche righe? Eppure si incontra Giacomo
Bove quando si legge di Stanley e le sue esplorazioni africane;
si legge di lui quando si affronta il viaggio di Nordenskjold per
la ricerca di un passaggio a Nord Est tra Atlantico e Pacifico;
infine, si apprende come Bove avesse studiato lattraversata
del continente Antartico ben 30 anni prima di Shackleton! Oggi un
ghiacciaio, una montagna ed un fiume della Terra del Fuoco portano
il suo nome, così come la punta nord-occidentale dellisola
di Dickson, nellarcipelago della Vega.
Il testo italiano che rende merito a Bove e illustra in dettaglio
le sue esplorazioni, è di Sergio Zavatti: "LItalia
e le regioni polari" ed. Bagaloni, Ancona 1981.
Giacomo Bove nasce a Maranzana dAcqui nel 1853, non sul mare
quindi ma si diploma alla Scuola Navale di Genova nel 1872. Partecipa
alla spedizione navale con il "Governalo", navigando verso
le Indie Orientali, la Corea, il Giappone e il Borneo. Muore a Verona
nel 1887, ad appena 34 anni, dopo aver navigato con Nordenkjold,
dopo aver organizzato una spedizione nella Terra del Fuoco e dopo
aver risalito il fiume Congo fino alle cascate Stanley
Ludovico Incisa di Camerana lo inserisce nel capitolo degli "italiani:
grandi esploratori, navigatori, ammiragli degli oceani ma anche
capitani di ventura":
"Con il declino della navigazione a vela segnerà la
fine dei capitani coraggiosi, della marineria dautore. Non
è più il tempo delle scoperte o per lo meno rimane
poco da scoprire: tra quel poco rientra alla fine del secolo scorso
lesplorazione dei canali della Terra del Fuoco da parte di
un tenente di vascello della Marina italiana, Giacomo Bove.
Elogiato da tutti, ma non troppo, verrà mandato a esplorare
i grandi fiumi africani. Come tanti italiani, sarà vittima
del mal dAfrica, e non sentimentalmente. Colpito da uninfermità
maligna nel Congo, Bove morirà suicida"
Ludovico Incisa di Camerana: Il grande esodo. Corbaccio 2002. (pag.
79)
Bove vi partecipa come idrografo e cartografo. Sverna nel mare
di Siberia, vicino al promontorio Capo Celiuskin, segue Nordeskjold
nel rientro in Europa, attraverso il Mare Indiano, lo Stretto di
Suez e la sosta a Napoli, ultima sua tappa. In questa spedizione
si mette in luce per la sua abilità professionale di idrografo
e cartografo.
Va ricordato come la spedizione di Nordeskjold sia stata la prima
ad aver raggiunto lOceano Pacifico dalla Scandinavia, percorrendo
il lungo passaggio Nord-Est per le Indie
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Lapprofondimento su Adolf Erik Nordenskjol
e la sua spedizione è riportata nella rubrica:
approfondimento » |
Un sito svedese riporta lesperienza della
nave VEGA con una biografia die maggiori protagonisti:
www.etnografiska.se/NORDWEB/vegabess.htm
Giacomo Bove, forte dellesperienza acquisita con Nordeskjold,
sottopone alla Società Geografica Italiana una traversata
dellAntartico dal Mare di Weddel al Mare di Ross. Ma la mancanza
di appoggio da parte delle autorità italiane e la insufficiente
raccolta di fondi, costrinse Bove a cambiare lobiettivo e
puntare allesplorazione della Patagonia, della Terra del Fuoco
sino allisola degli Stati. Con la nave "Cabo de Hornos"
parte da Buenos Ayres il 25 dicembre 1880 e raggiunge Ushuaia nellaprile
del 1881. La spedizione si ferma quasi tre settimane a esplorare
il bacino di Santa Cruz in Patagonia. Il viaggio dallIsola
degli Stati a Punta Arenas lo effettua con una imbarcazione più
piccola, la goletta San Josè, ma la nave affonda durante
il tragitto e Bove con i suoi uomini raggiungono Ushuaia con un
canotto a remi.
Nel Settembre 1881, Bove rientra a Buonos Ayres e quindi in Italia.
Insieme allidrografo Giovanni Roncagli, pubblica i risultati
scientifici dei rilievi costieri da Punta Arenas a Santa Cruz.
Il viaggio consente a Giacomo Bove di pubblicare un libro su "Viaggio
alla Terra del Fuoco", di cui una copia edita dalla ECIG nel
1992, è disponibile presso la sede dellAssociazione
Circolo Polare.
Bove risale il Paranà alla volta delle "missioni"
situate allinterno, sino a Ituzaingò, esplorando il
territorio tra lIguassù e la grande cascata del Guayra;
la spedizione consente di esplorare e rilevare limmenso bacino
di foloni acquiferi che generano le maestose cascate.
Lesploratore partecipa al grande movimento internazionale
della scoperta dellAfrica in vista della sua colonizzazione
da parte delle maggiori nazioni del Nord Europa. Risale il fiume
Congo dalle foci a Matadi, quindi raggiunge le cascate di Stanley.
Al ritorno in Italia, nella sua relazione Bove esclude qualsiasi
convenienza nella colonizzazione del Congo per via del clima malsano.
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Un troller per trasportare Giacomo Bove ed Erik Nordenskijold!
curiosità » |
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