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gli esploratori polari > I protagonisti di oggi: Walter Bonatti: esploratore alpinista e viaggiatore.  
 
   

La pubblicazione di una monografia su Walter Bonatti, nella collana Speciali di ALP, è occasione per soffermarsi su di lui come esploratore e viaggiatore in territori artici e sub-artici, quali Patagonia, continente Antartico, Klondike e Siberia orientale.

«È impossibile parlare della storia dell'alpinismo senza occuparsi di Walter Bonatti: le sue scalate sono pietre miliari capaci di interagire nel presente e di viaggiare nel futuro.»,
così inizia l'editoriale di Roberto Mantovani, nuovo direttore degli Speciali di ALP, per presentare la nuova monografia dedicata a Walter Bonatti, il terzo volume di Ritratti acquistabile in edicola.
Vi è anche un contributo di Franco Michieli che è ritornato nella Ande Patagoniche sulle orme delle imprese effettuate da Bonatti insieme a Carlo Mauri.

La sua convinzione di “vivere d’avventura": come avvicinamento e scoperta con la costante ricerca di tornare alla propria dimensione di essere umano, rispettoso della grandezza e della unicità della natura.
Dal 1965, dopo grandi pagine di scalate verticali, decide di dedicarsi alle distese del mondo orizzontale, verso ogni angolo del pianeta facendolo conoscere alle nuove generazioni degli anni sessanta e settanta, attraverso il settimanale Epoca.

L’ “alpinismo orizzontale” è fondamentale per comprendere lo spirito delle esplorazioni", precisazione di Annibale Salsa, presidente del CAI Club Alpino Italiano:
 “Le montagne non possono essere solo ascese in verticale, ma dev’esserci un momento di conoscenza diffusa del territorio. Analogamente, i poli del pianeta vanno intesi come “l’ultimo regno del sogno per l’uomo”. Dopo aver scalato ed esplorato tutti gli angoli della Terra, anche i più remoti, anche i più inaccessibili, ora resta la sfida più ardua: mettersi in ascolto del silenzio dei grandi spazi. Forse così l’uomo saprà ritrovare se stesso”. 

In questo libro, Bonatti descrive le terre patagoniche visitate nel 1971 e il continente antartico, dove giunge nel 1976.
E’ interessante leggere le pagine relative alle terre antartiche per scoprire sue considerazioni che oggi si sono avverate e sono di grande attualità: la neccessita' dell studio dell'Antartide per capire il passato e limportanza delle trivellazioni per capire cosa si cela sotto i ghiacciai.

Considerazioni scritte nel 1976, quando l’Italia non aveva ancora creato basi sul continente e Bonatti raggiunge la base Amundsen-Scott, gestita da neozelandesi.
La spedizione è composta da Carlo Stocchino, oceanografo e metereolo; Enrico Rossi, idrografo; Ivo di Menno, tecnico elettronico; e l’Alpinista neo-zelandese Gary Ball.
L’obiettvo della spedizione  “è di rimanere su quel plateau elevato e turbolento per alcune settimane compiendo ricerche ed esplorazioni, nel cuore della Royal Society Range”.
Nella rilettura del testo di Walter Bonatti, scritto nel 1976,  colpiscono alcune considerazioni che, in anni successivi, motiveranno la presenza dell’Italia con la Base “Mario Zucchelli” e il lavoro scientifico che vi verrà svolto, in particolare lo studio della calotta antartica per capire il passato, il presente e il futuro del pianeta Terra.

A pagg. 354 del libro “In terre lontane”, si legge:
“L’Antartide questo desolato regno del ghiaccio e della morte, riveste la massima importanza per lo studio di vari fenomeni naturali, compreso quello di conoscere il passato della Terra; sono queste le ragioni per cui l’uomo vi ha impiantato le sue basi. Si sa che in un lontano passato questo continente godeva di un clima mite, persino tropicale, consentiva dunque un’intensa vita animale e vegetale…fossili e minerali presenti negli strati rocciosi di questo continente potrebbero svelare molti misteri del nostro pianeta. Ma come raggiungerli? Quel poco che si conosce lo si è capito dai prelievi effettuati sulle rocce affioranti: queste però sono solo il 2,5% dell’intera Antartide. E’ sotto la superficie livellata del plateau polare, che giace un suolo irragiungibile, modellato in pianure, altipiani, valli che si inabissano, in alcune zone, fin sotto il livello del mare.”

Considerazioni di grande attualità alla luce della ricerca scientifica svolta dall’Italia nell’attività di carotaggio che vede il raggiungimento, nel 2006, della profondità di 3.300 metri e la raccolta di ghiaccio che testimonia il passato e che aiuta a capire il futuro.




La vita di Walter Bonatti pubblicata in Wikipedia:
il profilo di Bonatti in Wikipedia       

Le opere e le scelte di vita di Walter Bonatti, magistralmente sintetizzate da Aldo Audisio in Infolibro

Le basi italiane in Antartide a e la ricerca scientifica, al sito CNR Polarnet

Bonatti e il K2.
In merito al contributo di Walter Bonatti nell’ascesa al K2 del 1954, sono stati dispersi fiumi di inchiostro e infinite polemiche.
Suggeriamo di leggere la Relazione della Commissione istituita dal CAI e pubblicata nel 2004, oltre al libro commissionato dal CAI e pubblicato nel 2008 con il titolo “K2 una storia finita”, Priuli e Verlucca edizioni.
In merito alla vicenda, segnaliamo il pensiero di Agostino da Polenza, espresso nell’articolo “K2: a Bonatti non servono riabilitazioni”, pubblicato in Montagne TV vai a pagina.

 



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