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conferenze e manifestazioni > Il 98° Congresso del Club Alpino Italiano a Predazzo e la Carta dei Popoli Artici.

 
 

Dopo ben undici anni, il CAI ha tenuto il suo 98° Congresso Nazionale, voluto caparbiamente dal Presidente Annibale Salsa e condiviso in pieno dalla platea dei delegati.
Il Congresso si è svolto a Predazzo in val di Fiemme, all’interno dell’imponente caserma della Scuola Alpina della Guardia di Finanza: luogo storico dove si sono formati anche famosi  atleti alpini delle Fiamme Gialle.
L’organizzazione è stata perfetta, così come la cortesia dei militari presenti in ogni momento per assistere e risolvere i piccoli problemi organizzativi che sempre emergono da un congresso di una grande organizzazione.
Vi erano presenti circa 300 delegati provenienti da tutt’Italia e non solo dalle zone alpine, anzi i più vivaci sono stati i delegati provenienti dalla Sicilia e dalla Calabria, aree montane che consentono di far uscire il CAI dallo “stretto” alpino e lo spingono oltre le barriere storiche, associative o amministrative. Non per nulla parte dei seminari e del dibattito si è concentrato sulla Convenzione delle Alpi, che interessa ben sei nazioni; dal superamento delle dicotomie tra SAT e CAI; dall’incontro delle Sezioni CAI con le organizzazioni giovanili degli scout. Inoltre, forte è stato il messaggio di dover superare la dicotomia tra montagna e aree metropolitane: vanno considerati nello stesso quadro d’insieme ma nel rispetto delle reciproche esigenze ed autonomie.

Forte risonanza ha avuto il messaggio di Paolo Rumiz sintetizzato nel titolo “Quelli del CAI, sentinelle alpine; siamo noi a dover difendere l’ambiente”, un messaggio ben articolato che pone l’attenzione sul fatto che il CAI ha tutti i requisiti e le competenze per essere valido referente nelle politiche ambientali. Senza retorica, ma il Socio CAI conosce bene il suo ambiente ed è ben presente in molte organizzazioni volontarie locali come in enti di governo locale.

Il messaggi del Presidente Annibale Salsa

Il Presidente Salsa ha avuto la capacità di recepire l’essenza di ogni contributo  o di semplice considerazione proveniente dalle Commissioni o dal singolo delegato, rafforzando le istanze che provenivano dal basso con l’entusiasmo che gli è proprio. Il suo pensiero non è sintetizzabile anzi non può esserlo proprio perchè il Club Alpino Italiano rappresenta molteplici realtà; quindi lo sforzo è di operare nella diversità, nel rispetto delle esigenze personali o di Sezione ma sempre con un preciso riferimento agli ideali del sodalizio, quale elemento unitario.
Basti un esempio: deve convivere l’esperienza di coloro che tendono alla verticalizzazione dell’andare in montagna, prevedendo bene i rischi, come l’esigenza di coloro che vivono la montagna in senso diffuso: dalla valle, all’alpeggio, dalla flora alla fauna, dalle tradizioni montane al vivere in comunità e in gruppo.
Per un approfondimento del complesso dibattito emerso dal Congresso Nazionale, si rimanda alle più autorevoli relazioni pubblicate sulle riviste e sul sito del CAI (consulta).

La Carta dei Popoli Artici presente a Predazzo

Un grazie all’organizzazione del Congresso e a Vinicio Vattereoni, nuovo Responsabile della Comunicazione ed Eventi del CAI,  che hanno permesso al Circolo Polare di poter esporre manifesti e di illustrare la Carta dei Popoli Artici, a cui il Club Alpino Italiano ha dato il suo Patrocinio e sostegno. Si ricorda che le Sezioni CAI hanno a disposizione le conferenze di esperti sugli effetti del cambiamento climatico e le mostre itineranti sul popoli siberiani
(I Signori della Tundra) e ai popoli Inuit della Groenlandia.

 


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