COMUNICATO STAMPA

     con invito di diffusione

Breuil-Cervinia (Aosta), 4 agosto 2010

 

 

SI INAUGURA IL 10 AGOSTO LA MOSTRA FOTOGRAFICA CON GLI SCATTI

DI PADRE ALBERTO MARIA DE AGOSTINI

PADRE PATAGONIA

 

Si inaugura marted 10 agosto, ore 18, nella Sala delle Guide di Breuil-Cervinia (via Circonvallazione) la mostra fotografica con una quarantina di immagini, rigorosamente in bianco e nero vista la datazione, dedicata agli scatti di Padre Alberto Maria De Agostini, uno dei massimi esploratori italiani che attraverso la sua opera di missionario ha realizzato studi di alto livello culturale. Una parte di questa esposizione allestita fino a domenica 8 agosto al Centro Congressi di Valtournenche per la XIII edizione del Cervino Cinemountain – Festival Internazionale del Cinema di Montagna, dove per erano visibili una quindicina di opere.  

Si tratta di immagini di rara bellezza e testimoniano le grandi doti professionali di Padre Patagonia – cos venne soprannominato Alberto Maria De Agostini, un personaggio straordinario e di cui vale la pena ricordare la figura.

Padre Patagonia il nome col quale le popolazioni dellArgentina e del Cile ancora oggi ricordano don Alberto Maria De Agostini, missionario ed esploratore di quella vecchia scuola che non attendeva incarichi ufficiali e congrui mezzi per avventurarsi la dove nessun uomo era mai giunto. Fu nel gennaio del 1910 che in quelle terre cosi ostili pose il piede per la prima volta don Alberto. Chi fosse don Alberto Maria De Agostini e perch a 27 anni di et fosse capitato in mezzo alla gente della Patagonia e della Terra del Fuoco potrete presto immaginarlo. Se il personaggio fu pressappoco leggendario, le sue imprese sono memorabili. E testimoniate anche da fotografie e riprese video entrate nella storia.

Don Alberto Maria era nato a Pollone, poco lontano da Biella e dal Santuario dOropa, il 2 di novembre del 1883. Don Alberto Maria si interess tanto alle Ande e ai paesi andini. Lo possiamo immaginare, su un vecchio atlante, edito dal fratello Giovanni, ad osservare lArgentina e il Cile, cosi lontani allora e la estrema punta di quei paesi, la Terra del Fuoco. Don Alberto Maria laveva gi nel sangue la vocazione dellesploratore. Negli anni giovanili vagava per la campagna, attento verso le mille meraviglie della natura: cercava erbe rare, frammenti morenici (cosi caratteristici in certe zone del Piemonte), conchiglie fossili e tutte le manifestazioni della natura. Le sue esplorazioni naturalistiche si estesero alla Valle dAosta. Fece ricerche e studi minuti, faceva, per cosi dire, un prezioso allenamento, anticipava, in patria, la sua vita di esploratore fra le Alpi. Di quel periodo rimangono come documenti una serie di fotografie, che ci ricordano la sua bravura. Oramai era diventato un vero alpinista; aveva familiarit con le guide, le provette guide valdostane. Forse non immaginava che un giorno ne avrebbe condotte con s, per conquiste di cui si sarebbe parlato in tutto il mondo. Della Valtournanche e dalla Valsesia, alle Ande, alle vette della Terra del Fuoco, del Sarmiento e del Payne.

Mentre si dava con abnegazione ai suoi doveri religiosi, trovava cento cose nuove su cui applicare la mente, quella sua mente acuta di naturalista, di geografo e topografo, di alpinista, di appassionato della natura e della montagna in particolare. Il degno allievo di don Bosco, il sacerdote, era anche un sagace viaggiatore, nel miglior senso del termine.

 

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La sua missione per altro era la conquista delluomo, di quelluomo primitivo che sopraffatto e incatenato dai pregiudizi e dalla incivilt di dominatori poco scrupolosi, da secoli vegetava, non viveva, in quelle terre inospitali, fra mille privazioni e senza la luce della religione, intesa davvero come mezzo di elevazione. Seguendo da vicino la vita degli ultimi gruppi di indios della Terra del Fuoco e della Patagonia salvo alla scienza etnografica il salvabile, dal triste naufragio di quelle popolazioni, votate oramai alla scomparsa. Egli descrisse con stupenda semplicit le terre abitate dagli ultimi fueghini delle razze Ona, Tehuelche, Yamana e Alacaluf.

 

 

La mostra rimarr aperta fino al 26 settembre.

 

 

Informazioni al numero: 0166/948.169

Orario al pubblico: 9-12 e 15-18,30 – Ingresso libero

 

 

 

 

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